Le Fortificazioni di Sant'Andrea e Carpenedo
Prezentazione
1) Presentazione
Forte Carpenedo e Forte S. Andrea possono considerarsi il riassunto di quanto ha espresso nel corso dei secoli il sistema fortificato veneziano. Infatti, a partire dall’epoca della Serenissima sino a ridosso della Prima Guerra Mondiale, le fortificazioni, attraverso le successive stratificazioni cronologiche ed i costanti ampliamenti, sono state pensate ed edificate allo scopo di creare una cintura difensiva attorno alla città. Tutto questo sistema di fortezze difensive poste ad anello attorno alla città agli inizi del XIX secolo costituiva la “Piazza di difesa marittima di Venezia”: un insieme di quasi 70 installazioni che facevano di Venezia una delle città più fortificate dell’intero Adriatico, contando le difese costiere sui litorali e sui lidi, le difese lagunari e la difesa con il fronte a terra del “Campo Trincerato di Mestre”.
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Piazzati quasi agli antipodi della piazza di difesa, Forte S. Andrea e Forte Carpenedo facevano parte rispettivamente del fronte a mare e del fronte a terra.
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Il primo, sorto su progetto dell’architetto veronese Michele Sanmicheli agli inizi del ‘500, nel pieno dello splendore della Repubblica di S. Marco, è posto a guardia dell’ingresso principale alla città di Venezia: la bocca di porto di S. Nicolò. In quegli anni la terraferma retrostante non rappresenta per Venezia fonte di rischio militare: era sufficiente la larghezza dello specchio d’acqua lagunare con le sue difficoltà di navigazione a difendere la città da possibili assalitori. Era invece sul fronte marittimo, e dalla flotta turca, in particolare, in quegli anni in prepotente espansione, che Venezia temeva per la sua sicurezza. Il forte, affacciato verso il medievale Castelvecchio, si presentava, a chi entrava in laguna, con due lunghe cortine di cannoniere a pelo d’acqua, che avrebbero reso quasi impossibile superarne l’ostacolo. Accanto però alla funzionalità militare, S. Andrea viene pensato e realizzato, volutamente, con il fasto estetico che si conviene all’ingresso principale di una città; nonostante Venezia facesse suo vanto principale la mancanza di mura e la sicurezza che le era concessa dall’ambiente naturale circostante e dalla sua forza. È per questo che la linea delle cannoniere viene interrotta da un maestoso portale che, pur coniugandosi poco con esigenze militari, ancora oggi conferisce al forte il rango di importante monumento che accoglie chi entra in città dal mare.
Forte Carpenedo, invece, posto a difesa del lembo nord orientale di accesso a Venezia dal lato della terraferma, viene edificato a fine ‘800 secondo i modelli dei forti poligonali di tipo “Tunkler”. A differenza del forte di S. Andrea, non concede nulla all’estetica, se non anche in questo caso il portale d’accesso, che è sito nella parte posteriore del forte. Dal punto di vista architettonico rappresenta la fase di transizione tra l’arte difensiva medievale, basata essenzialmente sulla bastionatura, e quella che invece diventerà la nuova arte edificatoria per forti e fortezze, dove razionalità e potenziamento degli armamenti daranno vita a strutture complesse con postazioni in pozzo, postazioni a scomparsa, corazzature in acciaio, colate di calcestruzzo e cementi armati, che caratterizzeranno le fortificazioni, le quali troveranno una loro significativa parte nei combattimenti della prima guerra mondiale praticamente su tutti i fronti europei.
2) IL CAMPO TRINCERATO DI MESTRE
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Con la caduta della Repubblica di Venezia terminò anche lo stato di inviolabilità, che lo specchio lagunare era riuscito a garantire alla città. Se, come già era successo nel 1509, un esercito invasore si fosse attestato ai limiti della terraferma, ora, per effetto dell’aumento della gittata delle artiglierie comparse sulle scene di battaglia dei primi dell’800, sarebbe stato tranquillamente in grado di colpire il centro della città lagunare. Consci di questo, i nuovi governatori - austriaci prima e francesi poi - compresero la necessità di dotare Venezia di un sistema difensivo anche verso la terraferma. Tra il 1805 e il 1809 ha così vita Forte Marghera con le sue due dependance, più tardi battezzate Forte Manin e Forte Rizzardi. E’ questo il primo nucleo di quello che sarà destinato a diventare il campo trincerato di Mestre. Successivamente all’annessione al Regno d’Italia del 1866, le necessità strategico-difensive dell’esercito italiano e delle sua direzione politica fecero assurgere Venezia ad un centro di primaria importanza, per la presenza del porto e del suo enorme arsenale.
A seguito dell’ulteriore aumento delle gittate delle nuove artiglierie, Forte Marghera fu giudicato insufficiente ed attorno ad esso venne decisa la costruzione di un’ulteriore linea di forti, più in profondità e posti a ridosso delle principali vie di ingresso dalla terraferma alla città di Venezia. Così, tra il 1886 e il 1892, furono costruiti Forte Gazzera, Forte Carpenedo e Forte Tron. Tra di loro, e con Forte Marghera, vengono a costituire un sistema funzionante anche in reciproco appoggio, iniziando a circondare la città alla stregua delle vecchie mura. In tutta Europa, in questo periodo si accende il dibattito tra i sostenitori della realizzazione di imponenti linee fortificate, o di campi trincerati, e i sostenitori di sistemi di difesa più flessibili; e l’Italia non sfugge a questo dibattimento.
Sorpassati per le caratteristiche costruttive e ormai insufficienti a tenere lontani possibili aggressori da Venezia, ai forti di Mestre di fine Ottocento viene aggiunta una cintura ancora più esterna di nuovi forti, detti “Rocchi”, più moderni e più attrezzati, costruiti in cemento armato e con cupole corazzate. Nel 1910 si completa così lo schieramento definitivo del campo Trincerato di Mestre che arriverà a contare 11 forti ed una polveriera di servizio. Non sarà mai interessato da vicende belliche ed anzi, durante la prima guerra mondiale, valutata la scarsa efficacia di questi sistemi difensivi, sarà smantellato per recuperare uomini e armi per il fronte.
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